13 Giu 2008
Gomorra
Iniziò a subentrare un senso di colpa. Chissà a cosa avevo partecipato, senza decisione, senza una vera scelta. Dannarmi sì, ma almeno con coscienza. Invece ero finito per curiosità a scaricare merce clandestina. Si crede stupidamente che un atto criminale per qualche ragione debba essere maggiormente pensato e voluto rispetto a un atto innocuo. In realtà non c’è differenza. I gesti conoscono un’elasticità che i giudizi etici ignorano

Come avrete notato ultimamente mi sono concentrata su tematiche prevalentemente femminili narrate da voci di donne. Mi sono trovata bene con questo genere e intendo continuare ma questa volta voglio leggere di un argomento che non ha, purtroppo, un’identità di genere e che -nuovamente purtroppo- si abbatte sulle vite di uomini, donne e bambini in uguale maniera. La voce narrante è maschile, è quella di Roberto Saviano che, tra musical, Santoro e film, tutti ormai possiamo dire di conoscere.
Ovviamente non parteciperò più di tanto con miei interventi e commenti, lasciando la parola all’autore; un pò perchè credo che sia l’argomento a richiederlo, un pò perchè la malavita organizzata non è un argomento su cui sono molto preparata, anche se ne avverto l’importanza ovviamente.
Soprattutto, però, perchè questo libro è stata per me una vera e propria sorpresa: mi ero avvicinata a quello che credevo un saggio con impegno e buona volontà, pronta a sospendere temporaneamente le letture più narrative e romanzesche a cui ormai sono abituata. Lungi da me negare che quello di Saviano sia un saggio, ovviamente, ma devo ammettere che lo stile, il modo in cui i fatti si susseguono e la struttura stessa del libro possono appassionare esattamente come spesso capita con i racconti noir.
Non lo dico per fare pubblicità o per invogliare a leggere ma lo penso davvero: talvolta sembra una raccolta di articoli slegati per la velocità con cui si passa da un argomento all’altro, altre volte sembra un vero e proprio romanzo ambientato nei più loschi e sospetti luoghi, altre volte ancora sa di servizio di cronaca; a volte, dato l’argomento, ci ricordiamo di essere davanti ad un saggio su un fenomeno sociale che purtroppo dilaga sempre più in Campania, in tutto il sud e -nuovamente purtroppo- non solo.
Gomorra è tutte queste cose e, come sto ripetendo troppo spesso (ma a ragione) non solo.
"Avrò sentito centinaia di volte chiamare la zona del foggiano la Califoggia, oppure il sud della Calabria Calafrica o Calabria Saudita, o magari Sahara Consilina per Sala Consilina, Terzo Mondo per indicare una zona di Secondigliano. Ma qui a Las Vegas è davvero Las Vegas. Qualsiasi persona avesse voluto tentare una scalata imprenditoriale in questo territorio, per anni avrebbe potuto farlo. Realizzare il sogno"
Camorra, mafia, ‘ndrangheta, sacra corona unita e quant’altro non sono più (ed è ora che chi di dovere se lo metta in testa!) solo pizzo, estorsione, incendi dolosi, minacce, pestaggi e teste di cavallo tra le lenzuola. Sono aziende vere e proprie che, al vertice, hanno manager; i figli dei boss sono laureati e vivono nel mondo del libero professionismo tra gli avvocati, gli imprenditori, i commercialisti, i politici ed i manager.
I boss non sono soltanto i capi del quartierino ma spesso ricoprono le cariche di primario d’ospedale, consigliere comunale o preside di facoltà. Credo che chiunque viva al sud lo sa o, quantomeno, lo sospetta. L’immagine del malavitoso che parla in dialetto e indossa la coppola fa solo il gioco della criminalità organizzata, come tutto ciò che cerca di fuorviarci dalla realtà ed allontanarci dal vero.
Quando centrai finalmente il primo bersaglio della mia vita provai una sensazione mista di orgoglio e senso di colpa. Ero capace di sparare, finalmente, ero capace. Nessuno poteva più farmi del male. Ma ormai avevo imparato a usare un arnese orrendo. Uno di quelli che una volta che lo sai usare non puoi più smettere di usarlo. Come imparare ad andare in bicicletta…
Mio padre arrivò con un pallone di cuoio con sopra l’effige di Maradona, il premio per la mira. Poi si avvicinò come sempre alla mia faccia. Sentivo il suo alito di caffè. Era soddisfatto, ora quantomeno suo figlio non era da meno del figlio di suo fratello. Facemmo la solita cantlena, il solito catechismo:
"Robbe’, cos’è un uomo senza la laurea e con una pistola?"
"Uno stronzo con la pistola"
"Bravo. Cos’è un uomo con la laurea senza pistola?"
"Uno stronzo con la laurea…"
"Bravo. Cos’è un uomo con la laurea e con la piastola?"
"Un uomo, papà!"
"Bravo Robertino!"
Uno dei motivi per cui questo libro è avvincente come un romanzo non è solo il fatto che l’autore scriva in prima persona e sia coinvolto nei fatti; l’autobiografia è un motivo molto importante. Possiamo leggere qualche sua nota personale che riguarda amici, parenti, ricordi e il difficile rapporto con il padre; momenti che non allontanano dall’argomento principale perchè sono pur sempre le sensazioni provate da un giovane normale, che vive in una famiglia normale ma nell’ambiente descritto. Il fatto che, nonostante il padre non fosse un camorrista e lui fosse uno studente destinato all’università e al professionismo, gli abbiano insegnato ad usare la pistola la dice lunga su questa società, così come molti altri aneddoti presenti nel libro.
"Qui tutti quelli che vogliono raccolgono le leve più basse, la manovalanza da pagare persino meno dei pusher nigeriani o albanesi. Tutti cercano i ragazzi di Parco Verde: i Casalesi, i Mallardo di Giugliano, i "tigrotti" di Crispano. Divengono spacciatori con stipendi senza percentuali sulle vendite. E poi autisti e pali, a presidiare territori anche a chilometri di distanza da casa loro. E pur di lavorare non chiedono il rimborso della benzina. Ragazi fidati, scrupolosi nel loro mestiere. A volte finiscono nell’eroina. La droga dei miserabili. Qualcuno si salva, si arruola, entra nell’esercito e va lontano, qualche ragazza riesce ad andare via per non mettere più piede in questi luoghi. Quasi nessuno delle nuove generezioni viene affiliato. La parte maggiore lavora per i clan ma non saranno mai camorristi. I clan non li vogliono, non li affiliano, li fanno lavorare sfruttando questa grande offerta. Non hanno competenze, talento commerciale. Molti fanno il corriere. Portano zaini pieni di hashish a Roma"
"Per quante responsabilità possiamo attribuire a Emanuele, restano i suoi quindici anni. I figli delle famiglie che nascono in altri luoghi di Italia a quell’età vanno in piscina, a fare scuola di ballo. Qui non è così. Il Padreterno terrà conto del fatto che l’errore è stato commesso da un ragazzo di quindici anni. Se quindici anni nel sud Italia sono abbastanza per lavorare, decidere di rapinare, uccidere ed essere uccisi, sono anche abbastanza per prendere responsaibilità di tali cose"
Non è impossibile comprendere il perchè, pur non essendo criminali e non provenendo da famiglie malavitose, molti giovani accettino il salario (da fame ma pur sempre uno stipendio) che i clan offrono loro, vista l’alternativa che oggi il mondo del lavoro offre ai più…
"Quei pochi mesi, però, sono bastati. Sono bastati per associare Gelsomina alla persona di Gennaro. Renderla "tracciata" dalla sua persona, appartenente ai suoi affetti. Anche se la loro relazione era teminata, forse mai realmente nata. Non importa. Sono solo congetture e immaginazioni. Ciò che resta è che una ragazza è stata torturata e uccisa perchè l’hanno vista mentre dava una carezza e un bacio a qualcuno, qualche mese prima, in qualche parte di Napoli. Mi sembra impossibile crederci. Gelsomina sgobbava molto, come tutti da queste parti. Spesso le ragazze, le mogli devono da sole mantenere le famiglie perchè moltissimi uomini cadono in depressione per anni. Anche chi vive a Secondigliano, anche chi vive nel "Terzo Mondo" riesce ad avere una psiche. Non lavorare per anni ti trasforma, essere trattati come mezze merde dai propri superiori, niente contratto, niente rispetto, niente danaro, ti uccide. O divieni un animale o sei sull’orlo della fine"
A Napoli gli uomini non trovano lavoro, hanno capi che trattano i propri lavoratori come bestie, non hanno contratti e soldi. Le donne invece mantengono la famiglia con due o tre lavori. Questo perchè a Napoli tutti assumono le donne, i capi le trattano bene (!) e fanno loro contratti a tempo indeterminato milionari o perchè, a parità di condizioni di vita e lavorative, le donne reggono meglio??? Tutti hanno una psiche, certo, ma le donne non hanno tempo di pensare alla depressione, dopo il lavoro frustrante e sottopagato, perchè devono pensare alla casa, ai figli, ai genitori e ai fratelli, una volta uscite dalla fabbrica e dai negozi in cui lavorano. Gli uomini possono permettersi di cadere in depressione perchè sono uomini; le donne non possono permetterselo perchè non sono mai solo donne. Sono sorelle, figlie, mogli, madri, zie… Una madre, una moglie, una figlia non possono cadere in depressione. Una realtà che riscontriamo spesso; mi chiedo però a volte perchè gli uomini non ci riflettano…
"Le donne sono sempre presenti nelle dinamiche di potere dei clan. Non è causalità che la faida di Secondigliano ha visto eliminare due donne con ferocia riservata solitamente solo ai boss. Così come centinaia di donne erano scese in strada a impedire gli arresti di spacciarori e sentinelle, a incendiare cassonetti e strattonare per i gomiti i carabinieri. Le ragazzine le vedevo correre ogni volta che una telecamera spuntava per strada, si catapultavano davanti agli obiettivi, sorridevano per strada ogni volta che una telecamera spuntava per strada, accennavano un motivetto, chiedevano di essere intervistate, gironzolavano intorno al cameramen per vedere quale logo ci fosse sulla telecamera, per capire quale televisione le stesse riprendendo. Non si sa mai"
Non ci sono parole per commentare questa realtà, che purtroppo non stento a credere esista.
"Per molte donne sposare un camorrista spesso è come ricevere un prestito, come un capitale conquistato. Se destino e capacità lo permetteranno quel capitale frutterà, e le donne diventeranno imprenditrici, dirigenti, generalesse di un potere illimitato. Può andare male e rimarranno solo ore in sala di attesa nelle carceri e preghiere umilianti per andare a fare la colf in concorrenza con le slave, per poter pagare gli avvocati e dare da mangiare ai figli, se il clan va in rovina e non riesce più a dare la mesata. Le donne di camorra attraverso il loro corpo concedono fondamento ad alleanze, il loro volto e il loro comportamento raccoldono e dimostrano il potere della famiglia, in pubblico si riconosco i loro veli neri ai funerali, le urla durante gli arresti, i baci lanciati oltre le sbarre durante le udienze ai processi.
L’immagine delle donne di camorra sembra comporsi di visioni scontate, donne capaci di fare da eco solo al dolore e alle volontà dei maschi: fratelli, mariti, figli. Non è così. La trasformazione del mondo camorristico negli utlimi anni ha portato anche a una metamorfosi del ruolo femminile che da identità materna, da assistente di sventura è divenuta vera e propria figura manageriale, impegnata quasi esclusivamente nell’attività imprenditoriale e finanziaria, delegando ad altri le imprese militari e i traffici illegali"
Il ruolo importante che ormai le donne ricoprono nella camorra (o grazie ad essa) non ha nulla di emancipazione femminile nè di femminismo. Non dico che quando una donna partecipa a queste cose è più grave di quanto lo faccia l’uomo perchè la donna è madre per natura/ deve essere più sensibile al valore della vita e altre simili banalità… Non è questo il punto. Il fatto è che uomini e donne non sono più tali quando entrano a far parte di questo mondo, le differenziazioni sessuali perciò mi sembrano inutili perchè per me sono tutti animali. Come donna, ma prima di tutto come persona, non provo alcuna stima per un’Anna Mazza o un’Immacolata Capone: anche se si sono fate strada in un mondo di soli uomini e in un "mestiere" (per chi si abbassa a chiamarlo così) prettamente maschile non possono a mio parere incontrare l’approvazione di nessuno. E non in quanto donne ma per quello che hanno fatto della loro vita.
"Le donne sono maggiormente capaci di affrontare il crimine come se fosse soltanto lo spazio di un momento, il giudizio di qualcuno, uno scalino toccato e subito superato. Questo le donne dei clan lo mostrano con maggiore evidenza. Si sentono offese, vilipese quando vengono definite camorriste, criminali. Come se criminale fosse solo un giudizio su un operato, non un gesto oggettivo, un comportamento. Ma solo un’accusa. Sino a oggi del resto -a differenza degli uomini- nessuna donna, boss di camorra, si è pentita. Mai."
Infine: mi ero preparata una bella frase per descrivere il mio episodio preferito, quello del sarto Pasquale e il vestito di Angelina Jolie ma in questi giorni tra film, musical e programmi tv ne hanno parlato così tanto che mi sentirei banale a raccontarlo. In compenso gli episodi simpatici o toccanti di cui non si è parlato sono tanti; uno per tutti il "pellegrinaggio" nell’est per conoscere di persona il signor Kalasnikov, mitico e "geniale" inventore dell’omonimo fucile….
Scusate l’approccio inusuale di questo post ma era così che mi sentivo di affrontarlo…


Ciao, ciao, ciao emi.
Torna, torna, torna.
ah, scordavo: torna.
Abulafia
28 Luglio 2008 at 21:53permalink
ciao emy, sei in vacanza?
ti lascio un salutino!
baci
flyss
28 Luglio 2008 at 13:11permalink
Ciao emi, che accade ? con l’arrivo dell’estate non si recensisce più ? Be’ in fondo può anche starci, col caldo che fa …
ps ho visto che ci sono riviste letterarie che ospitano recensioni. perchè non mandi le tue ? ciao
alan zivojinovic
24 Luglio 2008 at 18:22permalink
grande personaggio l’autore! grande uomo
ivy phoenix
22 Luglio 2008 at 16:55permalink
Ciao Emi…come va?…ti lascio un saluto…:-)
Paola
15 Luglio 2008 at 10:08permalink
Una di quelle cose che inevitabilmente si scontra con tutte le classi sociali, con tutti i sessi, età… Il film mi è piaciuto molto, mi sono solo dispiaciuta di averlo visto prima di aver letto il libro… Un bacione…
Silviett@
14 Luglio 2008 at 13:30permalink
:: Toc, toc…
Si può?
Un bacio… shhh…non voglio svegliar nessuno… ::
Digi Sign
14 Luglio 2008 at 05:32permalink
sei in vacanza ?
spero di siii
buon we
v
violacolor
12 Luglio 2008 at 16:11permalink
Ho visto solo il film e Matteo garrone, che è di solito una garanzia, credo abbia reso molto bene ciò che il libro vuole mandare.
Circa le donne, quello che dici tu è tanto vero, sembra, che proprio l’organizzazione criminale in cui la loro importanza è massima (che è la ndrangheta non la camorra), è ritenuta deagli investigatori di tutto il mondo, quella meno arginabile. Il rapporto tra i pentiti di ndrangheta e quelli di mafia è numericamente 1 a 100. sarà un caso, forse…
alan zivojinovic
10 Luglio 2008 at 18:32permalink
ho letto il libro..e fa una tristezza immensa pensare a come distruggono terre fertili e menti giovani…sti STISEMI del cavolo..
baci
flyss
10 Luglio 2008 at 10:46permalink
ciao sempre in gamba tu!!Io manco da un pochino ero via,,ora spero di avere + tempo ,,anche x il mio blogghino..
LadyHeather
9 Luglio 2008 at 17:13permalink
Ciao Emi, sono D’accordo con Andreapac non bisogna fare tanta publicità ,a loro li uccide l’indifferenza Ciao “Il Vecchio”
"Il Vecchio"
8 Luglio 2008 at 19:56permalink
Ciao Emi…ti lascio un saluto…:-)
Paola
8 Luglio 2008 at 14:47permalink
anche tu sotto stress… mal comune mezzo gaudio!
ste
30 Giugno 2008 at 19:31permalink
:: Non so se lo leggerò…non è “esattamente” il mio genere, pur se ne ho curiosità… ma non riesco a decifrare bene cosa mi trattiene. Forse il saper di cosa tratta, forse il fatto che aborro quello di cui parla, pur vivendoci in mezzo in fondo e conoscendo bene determinate realtà che descrive.
…hai fatto nascere in me curiosità. Spero che le sensazioni che ti ho suscitato non siano comunque state sgradevoli. E mi piacerebbe in ogni caso sapere a cosa ti riferisci, ovviamente… se fosse possibile.
Un bacio e grazie. ::
Digi Sign
30 Giugno 2008 at 04:22permalink
Il campanilismo toscano ha dato luogo a guerre e battaglie e odii fin dall’epoca di Dante, ha influenzato tutta la nostra cultura che ancora ci divide in Guelfi e Ghibellini, nord e sud. Se andrepac fosse nato a Palermo penserebbe la stessa cosa? Nascere un po’ più a sud in questo mondo può fare la differenza.
Letizia
26 Giugno 2008 at 23:51permalink
Eccomi ritornato a commentare. Tra i tuoi lettori mi hai sempre avuto, ma studio e impegni di varia natura a CL mi hanno impedito di infestare il tuo blog con le mie parole. Di Gomorra ho scritto anche io, ma molto più superficialmente e avendone letto soltanto i primi due capitoli (c’è già la storia del sarto Pasquale ed è curioso che la figura di Angelina Jolie nel film venga sostituita con quella di Scarlett Johansson). Se Saviano ti leggesse non credo si arrabbierebbe come pensi: suscitare la curiosità nei confronti del suo libro mi pare un servizio da accogliere con piacere.
Prima di chiudere mi sento in obbligo di invitare andreapac nei commenti qui sotto, a riflettere bene sulla convinzione che la camorra ci sia solo in campania (o la mafia in sicilia): visione semplicistica e, in quanto tale, poco conforme alla realtà dei fatti.
Ciao emi.
Abulafia1
23 Giugno 2008 at 21:19permalink
qualcuno ha definito il tutto un pugno nello stomaco.
io aggiungo:ti si otturano anche i polmoni, perche’ l’aria si fà sempre meno respirabile senza distinzione tra nord o sud.
il potere gusta ai più,con o senza pistola. e il modo per ottenerlo non tiene conto del male che lascia a chi lo subisce.
ciao Emi,buona giornata.
gian.
21 Giugno 2008 at 09:07permalink
Emi tu estremizzi troppo nelle cose.Ci sarà un motivo percui la camorra è lì, la mafia è in Sicilia. Ci sarà un motivo perchè la spazzatura è a Napoli e non nel resto d’Italia. Qui in toscana siamo per la decisione presa dalla lega in parlamento : si paghino loro la loro immondizia basta favoritismi in quella direzione.Di Gomorra brutta realtà ma non facciamogli anche una facile pubblicità-
andreapac
20 Giugno 2008 at 22:09permalink
…un pugno nello stomaco sia leggendo il libro, che vedendo il film…questo è quello che ho praovato…ho avuto difficoltà a credere che una realtà simile possa veramente esistere…e quando ho realizzato che probabilmente esiste così come viene descritta…mi sono arrabbiata…perchè uno stato deve permettere ciò…non riesco a capirlo…nè a farmene una ragione…
Paola
20 Giugno 2008 at 15:13permalink
Bel post, come sempre
Il tutto scivola per davvero. Mi sono immaginato una pellicola su certi passaggi. Stile alla Sorrentino… eheh io ho sto cinema sempre in testa, chissà poi, se mi scorre tra le vene, che è la cosa più importante.
Il mio post è finito e non ha il continuo. E’ da ritoccare, perché è così-così. E quando sarà okay lo pubblicherò nel vero Livre Du Crabe.
Credo che stasera pubblicherò un altro post.
Ti aspetterò, come sempre
Bibbo III
20 Giugno 2008 at 11:51permalink
mi senti poco ma anche io ci sono sempre…
ti abbraccio
d.
P.S. splendido libro… letto due volte e ancora nn l’ho scoperto tutto
deid
19 Giugno 2008 at 22:52permalink
Da riflettere anche se ho una mia perticolare filosofia. Ogni popolo ha il governo che si merita come la delinquenza e il resto.
andreapac
19 Giugno 2008 at 22:04permalink
mi e venuta l ansia
questo post a va riletto e riletto e riletto xke ad ogni rilettura si apprende qlcs di +
v
violacolor
19 Giugno 2008 at 20:37permalink